Il fegato grasso dipende dai grassi?

da | Ago 20, 2019

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Si parla di STEATOSI EPATICA (“fegato grasso”) quando si evidenzia un accumulo di grasso nelle cellule del fegato, tale da rappresentare il 5-10% del peso di tutto l’organo. Il grasso non è smaltito in modo efficiente e provoca nel tempo sofferenza epatica.

Attualmente tale condizione è presente nel 25% della popolazione adulta e, sempre più frequentemente, anche i bambini ne sono affetti (circa il 40% dei bambini obesi e circa il 20% degli adolescenti hanno steatosi epatica negli USA).

Trattandosi di uno squilibrio tra accumulo e consumo di grassi, a favore del primo, si potrebbe pensare che eliminare o ridurre drasticamente i grassi alimentari sia una misura efficace. Certamente il cambio di stile di vita è la prima azione da fare ed è tassativo, ma con misure idonee.

Innanzi tutto, i grassi non sono necessariamente “cattivi”. Tra quelli assunti con l’alimentazione, ce ne sono di buona qualità (olio extravergine di oliva) e di pessima qualità (grassi idrogenati da lavorazioni industriali di alimenti, grassi insaturi trans, margarina) e non ha senso eliminarli tutti in modo assoluto ed indiscriminato.

Inoltre, osservare una dieta troppo ricca in carboidrati è sbagliato, in quanto il fegato può trasformare la quota eccedente in grassi ed immagazzinarli nelle VLDL (Very Low Density Lipoproteins). Queste macromolecole portano in circolo colesterolo, trigliceridi e fosfolipidi, lasciano i trigliceridi nel tessuto adiposo e si trasformano poi in LDL (Low Density Lipoproteins), ricche di colesterolo “cattivo”, quello cioè che ha facilità a depositarsi e formare le placche aterosclerotiche.

In merito al colesterolo, la giusta quantità è fondamentale per il buon funzionamento delle cellule (prende parte alla struttura della membrana cellulare) e di tutto l’organismo (è un precursore degli ormoni steroidei, tra cui quelli sessuali, e dei sali biliari, per il corretto assorbimento dei grassi).

Altre macromolecole fondamentali nel trasporto dei lipidi, sono le HDL (High Density Lipoprotein), il colesterolo considerato “buono”, poiché rimuovono l’eccesso di colesterolo dai tessuti e lo riportano al fegato dove sarà utilizzato.

Con queste informazioni, possiamo quindi trarre alcune conclusioni:

  • Eliminare dalla dieta tutti i grassi, compresi quelli di buona qualità, impedisce la formazione di sostanze importanti (sali biliari ad esempio) e impoverimento in HDL, protettive per il cuore;
  • Privare l’organismo dei grassi induce l’organismo a produrli da altre fonti, i carboidrati, con eccesso di VLDL e poi di LDL (ipercolesterolemia), aumento del grasso viscerale (obesità), della steatosi epatica, aumento del rischio cardiovascolare;
  • Assumere in modo bilanciato grassi di buona qualità e limitare grassi di qualità scadente, fritti, cibi confezionati e raffinati, prodotti industriali, bevande zuccherate, alcolici ed eccesso di carboidrati in genere: uno studio su Hepatobiliary Surgery and Nutrition, ha evidenziato che il consumo eccessivo di carboidrati è un fattore di rischio per la steatosi epatica maggiore rispetto all’assunzione di grassi.