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La personalizzazione della nutrizione e l’importanza degli integratori alimentari

da | Dic 3, 2019

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L’Italia è uno dei paesi dove si vive più a lungo (80,8 anni per gli uomini e 85,2 per le donne nel 2017), secondo solo al Giappone. Questo dato impone di orientare gli interventi di tutela della salute per contrastare l’insorgenza delle malattie cronico-degenerative agendo sullo stile di vita.

Se da un lato infatti l’assistenza sanitaria e la possibilità di vivere una socialità ancora attiva migliorano la qualità della vita, studi epidemiologici indicano la necessità di prestare maggior attenzione al fabbisogno nutrizionale ed alla integrazioni di quei nutrienti capaci di supportare le funzioni fisiologiche dell’organismo.

Ad oggi, anche nei paesi industrializzati infatti, una alimentazione sbilanciata e scorretta mette a rischio la popolazione: consumi eccessivi di sale, fonti di grassi saturi e trans e zuccheri, ma anche apporti non adeguati di alimenti e nutrienti (ancora insufficienti infatti i consumi di cereali integrali, frutta e verdura, frutta secca con guscio e semi, legumi, latte, fibra, grassi polinsaturi, calcio).

Sempre di più si guarda ad un approccio innovativo come strategia più efficace per tutelare la salute pubblica: la cosiddetta “nutrizione positiva”, che consiste nel promuovere l’apporto di specifici componenti favorevoli nella dieta.

In tempi recenti inoltre, la maggior conoscenza di elementi quali le caratteristiche individuali presenti nel DNA ed il tenere in considerazione le caratteristiche generali (bambini, anziani, donne in gravidanza, pazienti fragili), lo stile di vita (sportivi, vegetariani, vegani), ha arricchito il concetto di “nutrizione positiva” con quello di “nutrigenomica” e di “personalizzazione della nutrizione”, laddove ogni individuo potrebbe beneficiare di un tipo di alimentazione ritagliato sulla sua stessa persona per un risultato ottimale in termini di preservazione e conservazione dello stato di salute.

Strettamente legato è il concetto di “nutraceutica”, la fusione tra “nutrizione” e “farmaceutica” nata negli anni Settanta, che individua elementi nutritivi efficaci nel mantenimento dello stato di salute, nel trattare o prevenire patologie, nel supportare il sistema immunitario, che potrebbero non essere sufficientemente presenti in una alimentazione quotidiana generale.medical 1572986 1920 1

Tale è la loro importanza, che sono stati oggetti di studio ed approvazione da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza degli Alimenti (EFSA), con la pubblicazione finale dei cosiddetti claim (effetti benefici riconosciuti), con la possibilità di essere proposti al pubblico nei cosiddetti integratori alimentari, purché presenti nel prodotto finale in quantità significative e in forma utilizzabile dall’organismo.

È importante sottolineare ancora una volta che l’integrazione ha senso solo in condizioni di insufficiente apporto.

Ecco allora alcune categorie di nutrienti con dimostrati effetti salutari e che sono più spesso assunte in modo insufficiente e possono necessitare di una integrazione: 

VITAMINE

Sono i nutrienti con il maggior numero di benefici nutrizionali e funzionali e con il maggior numero di claim approvati (15 solo per la Vit. C). si può manifestare carenza in regimi alimentari restrittivi o poco vari, in caso di malassorbimento o per aumentato fabbisogno (gravidanza). Associate per esempio alla diminuzione del rischio cardiovascolare, sono la vit D, la vit E e l’acido folico.

MINERALI

Condizioni di carenza comuni si riscontrano anche per i minerali, nel caso per esempio di esclusione dalla dieta di alcuni alimenti (carne), nonostante le richieste nutrizionali non siano elevatissime. Necessari per moltissime funzioni vitali, hanno numerosi claim: 10 per il magnesio, 8 per il calcio, 7 per rame e ferro, 6 per il selenio ecc.

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Complessi con provata sicurezza di assunzione anche a lungo termine, si sono mostrati efficaci nel modulare i processi legati all’invecchiamento, alla progressione di malattie degenerative, al controllo del profilo metabolico coinvolto nella patogenesi di obesità e diabete, sono stati associati ad una minore incidenza di cataratta ed a una riduzione del rischio di tumori per lo più oltre i 70 anni.

ANTIOSSIDANTI

L’effetto benefico risiede nella capacità di legare i radicali liberi, proteggendo le cellule dalle specie reattive dell’ossigeno, ritardando l’invecchiamento ed il danno cellulare.

Sono presenti nei frutti rossi, nel tè, nel vino, nel cioccolato ad esempio e tutti conosciamo, anche solo per sentito dire, composti come beta carotene, antocianine,  licopene, polifenoli, ecc.

Un adeguato apporto di antiossidanti è associato al rallentamento dell’invecchiamento ed al miglioramento del profilo metabolico, soprattutto in termini di valori della pressione arteriosa, risposta antinfiammatoria, rallentamento dell’aterosclerosi, dell’infiammazione e della degenerazione del tessuto nervoso e, pare, alla prevenzione della crescita tumorale.

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In particolare EPA e DHA (acido eicosapentaenoico e docosaesaenoico), presenti in quantità limitate nell’alimentazione di tipo occidentale, sono presenti soprattutto nei pesci grassi che vivono nei mari freddi ed hanno ricevuto il claim per il mantenimento della pressione sanguigna, della normale attività cardiaca e dei livelli di trigliceridi nel sangue. Inoltre sono coinvolti anche nel contenimento della infiammazione, dell’aggregazione piastrinica e della placca aterosclerotica.

FIBRE ALIMENTARI E PREBIOTICI

Le fibre sono quella parte degli alimenti di origine vegetale che non viene digerita né assorbita dall’organismo. È composta di frazione solubile (pectine, beta-glucani, ecc) e non solubile (lignina, cellulosa). L’assunzione delle fibre è legato in primis alla funzionalità gastrointestinale: danno sensazione di sazietà, formano massa e quindi stimolano la motilità e l’evacuazione (orzo, avena, segale e germe di grano hanno i claim in tal senso). Inoltre, alcune fibre sono modificate dai batteri intestinali producendo sostanze benefiche per il controllo della glicemia e del colesterolo LDL per esempio (beta-glucano, arabinoxilano, maltodestrine, ecc) con effetto protettivo sul sistema cardiovascolare.

 

I prebiotici sono anch’essi sostanze di origine alimentare che non vengono digerite, ma in grado di favorire crescita e/o attività di specie batteriche residenti nell’intestino o assunte con i probiotici/fermenti lattici, con beneficio per l’ospite. Infatti dai prebiotici derivano, per fermentazione nell’intestino, degli acidi grassi a catena corta che vanno a nutrire e influenzare positivamente il metabolismo e la crescita di specie utili per l’organismo umano, in particolare Lactobacillus e Bifidobacterium nel colon.

Tra i prebiotici più comuni, possiamo ricordare alcuni oligosaccaridi e carboidrati a catena corta ( Frutto e Galatto Oligosaccaridi) e alcune fibre alimentari (mucillagini, gomme, inulina, lattulosio).

 

Per una ricca bibliografia, leggi qui